Benessere Integrale

Benessere Integrale: raggiungerlo, mantenerlo, insegnarlo.

Non si può parlare di benessere se non si inserisce l’argomento in un contesto olistico, in una visione integrale e integrata dell’essere umano e del mondo, in un modello capace di declinare l’esistenza in un nuovo paradigma, dove coesistono e hanno eguale importanza il livello fisico, quello emotivo, quello energetico, quello mentale e quello spirituale, o transpersonale.

Quest’ultimo livello condivide il nome con un intero movimento che da decenni esplora le diverse dimensioni della coscienza in direzione di una loro padronanza da parte dell’individuo grazie all’assunzione di responsabilità nei confronti della propria salute e della società, percependo di essere parte di un tutto interconnesso e in costante cambiamento, nel cui flusso é importante rimanere senza giudizio e con la predisposizione a mettersi in discussione.

Le tecnologie del sacro vengono in aiuto del processo evolutivo individuale e collettivo e la Biotransenergetica offre strumenti pratici, antichissimi e nuovissimi, all’interno di una disciplina psico-spirituale di nuova generazione, il cui concetto base, tra i vari, può essere racchiuso nella seguente frase: “Cambia il tuo stato di coscienza e cambierai la tua vita!”.

 


Il Dott. Pier Luigi Lattuada propone incontri, webinars e corsi sull’argomento.

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Saggezza antica e benessere integrale

P. L. Lattuada 

Quale via per il benessere?

Ogni essere umano desidera il benessere, ricerca la felicità.

Il problema è che, paradossalmente, la ricerca stessa e il desiderio che la anima, sono esattamente i principali ostacoli per la sua realizzazione.

A complicare le cose c’è il fatto che in questo nostro percorso ci facciamo guidare da nostri bisogni credendo così di fare la cosa giusta.

Ricercare il benessere seguendo i nostri bisogni è un dato talmente condiviso da non farci nemmeno lontanamente dubitare di quanto si tratti di un sogno completamente illusorio, che, invece, ci imprigiona.

Eppure appartiene all’esperienza di ciascuno di noi il fatto che il benessere, non  possa essere raggiunto attraverso la ricerca, la volontà o qualsiasi altra strategia che preveda uno sviluppo temporale e il raggiungimento di un obbiettivo, nemmeno attraverso quello che sappiamo di noi stessi e del mondo.

Volere ottenere il benessere con la volontà sarebbe come ricercare le tenebre con una torcia accesa in mano.

È solo grazie al contatto con ciò che veramente siamo, al rispetto per la nostra natura più profonda, che, a un certo punto, magicamente, il benessere ci succede.

Ne consegue che star bene non è una questione di sicurezza o piacere, potere o ricchezza, successo o assenza di malattia ma di saggezza.

Una bella notizia

E la saggezza, ci ricorda Panikkar, “è un esperienza nella quale non vi è scissione tra conoscenza è amore, anima e corpo, spirito è materia, tempo ed eternità, divino e umano, maschile e femminile”, un’ esperienza che non si ottiene con la volontà ma con l’amore, la pazienza, la tolleranza, l’osservazione, non con la ricerca ma con la fiducia, una fiducia cosmica nella vita, non in un oggetto specifico…”

Il benessere pertanto è figlio della saggezza, la regina delle scienze, secondo molte tradizioni e in quanto tale non può essere raggiunto, conquistato, afferrato, capito, trattenuto.

La bella notizia è che saggezza e benessere si manifestano nel pieno fluire della vita, nella rinuncia, nella gratuità e nell’abbondanza, entrambi non sono riservati solo ai dotti, ai ricchi o ai potenti, ma a disposizione di chiunque, sempre.

Attraverso l’arte di lasciare essere, della fiducia, dell’esperienza integrale, dell’osservazione paziente senza giudizio o aspettative con profondo rispetto per ogni manifestazione del vivente ciascun essere umano può creare le condizioni perché la grazia discenda come un dono libero, fine a se stesso.

Che fare?

Alla domande che fare per stare bene il saggio risponde, lascia fluire la vita, fatti da parte, non ostacolare l’essere, non esiste nulla di più concreto della consapevolezza, cioè di vedere, accorgerti, sapere quello che stai facendo.

Le Upanisad ci ricordano che non dovremmo aspirare alla molteplicità, ma a quell’uno conoscendo il quale si conosce tutto.

Non cercare, non seguire i tuoi bisogni, non chiederti perché, non separare, non combattere, non giudicare, resta nel tuo centro.

Per meglio comprendere potremmo usare una metafora nautica: quando stiamo su una barca in mezzo al mare non facciamo nulla se non tenere il timone verso la direzione della nostra destinazione, in base alle onde e ai venti cambiamo l’orientamento della barca ma non la nostra direzione.

Se ci fermassimo a riflettere, a questo punto, con molta probabilità ci accorgeremo che se vogliamo comprendere la vera natura del benessere e agire di conseguenza dobbiamo tutti quanti fare un salto evolutivo, come individui, come professionisti della salute, come comunità intellettuale, politica e scientifica, come società.

Un metodo integrale

Il mio personale contributo in questa direzione si chiama Biotransenergetica, una disciplina integrale che vuole creare le condizioni in ciascun individuo di “lasciarsi raggiungere” dalla saggezza e quindi dal benessere e dalla realizzazione attraverso la padronanza dell’esperienza interiore.

Tralascerò in questa sede di approfondire i contenuti teorici della BTE per proporvi quelli che ho chiamato otto pilastri della trasformazione, otto passi pratici e concreti che ognuno di noi può fare, incominciando da adesso, senza competenze specifiche o formazioni pluriennali per mettersi in cammino verso casa, lunga la via che non c’è per arrivare dove siamo sempre stati, alla sorgente dell’essere.

Gli otto pilastri della trasformazione.

  1. Osservare, invece di… pensare

Quante volte in una giornata osserviamo il nostro respiro, il battito del nostro cuore, il fluire delle sensazioni del nostro corpo o l’animarsi delle emozioni nel nostro petto? Quante volte, mentre stiamo parlando ascoltiamo come risuona dentro di noi ciò che stiamo dicendo?

Accorgerci che noi non siamo le nostre sensazioni o emozioni, non siamo i pensieri, le immagini, i ricordi, che attraversano la nostra mente, che possiamo osservarli anziché farci guidare da essi è un primo passo verso il benessere e la saggezza.

  1. Restare, invece di….andare via

Per padroneggiare l’osservazione è importante restare. Restare vuol dire mantenere l’attenzione nel presente invece di andare avanti nel futuro o indietro nel passato.

Quando restiamo di fronte a un aspetto di noi stessi, a una funzione, come il respiro, un’emozione come la paura, a un organo dolente o a un sintomo qualsiasi, e non seguiamo il flusso dei pensieri, si schiude il mondo della forza interiore, della vera natura delle cose.

Restare vuol dire sviluppare qualità come ascolto, fermezza, accettazione, fiducia, responsabilità.

  1. Sentire come, invece di… capire perché

Dedichiamo molto più tempo a pensare i nostri pensieri che a sentire lo scorrere della vita stessa.

Così facendo provochiamo in noi delle reiterate, incessanti,  interruzioni dell’energia vitale. Ma non ce ne rendiamo conto. Salvo poi avvertire mal di testa. Allora per prima cosa cerchiamo di farlo sparire. Se non ci riusciamo ci chiediamo perché. Potremmo invece rinunciare a cercare di capirne le cause e osservare cosa stiamo facendo, sentire come stiamo costruendo il nostro mal di testa, ascoltare cosa ci sta chiedendo,. Potremmo cosi trovare le risposte alle nostra domande.

  1. Fatti, non problemi.

La ricerca dei perché nasce da una credenza radicata: Crediamo che la soluzione dei problemi sia nella nostra mente. Nulla di più falso.

La nostra mente, è la fonte di tutti i problemi.

O meglio, i nostri problemi nascono dal modo col quale usiamo la nostra mente.

Solo l’osservazione consapevole può consentirne la comprensione della loro vera natura.

  1. Alleati, non sintomi.

Scopriremo così che in ogni problema risiede la soluzione, in ogni sintomo dimora un  alleato, colmo di un potenziale creativo che anela ad esprimersi. Scorgeremo in ogni avversità il volto benevolo dell’esistenza che ci sussurra amorevole le qualità da risvegliare. Riconosceremo in ogni malattia null’altro che una richiesta d’amore.

  1. Accettare, invece di… combattere

Impareremo allora a deporre le armi. A fare l’amore e non la guerra.

L’osservazione consapevole delle onde dell’oceano della nostra coscienza, la fermezza nell’intento di entrare in contatto e ascoltare amorevolmente ogni messaggio del nostro organismo ci insegnerà ad accettare ogni emozione, ogni dolore, ogni “sintomo” senza combatterlo.. Sull’oceano della nostra coscienza, passata la tempesta, splenderà il sole di una chiarezza nuova.

  1. Responsabilità, invece di… delega

Ma chiarezza implica responsabilità. E la responsabilità ci fa paura. Sembra infatti che la madre di tutte le paura sia quella di trovarsi soli con se stessi di fronte alla vita. Quando siamo completamente liberi da problemi e da sintomi,  allora non abbiamo più alibi per non amare incondizionatamente l’esistenza. Allora non ci sono più tiranni da spodestare, non ci sono più responsabili coi quali condividere il peso della nostra leggerezza. Allora eccoci soli e vuoti di fronte a noi stessi..

BOX

Pratica della naturalezza naturale o i 4 riconoscimenti:

Distesa/o supina/o, seduta/o con la colonna vertebrale dritta, o in posizione eretta con piedi ben piantati e le ginocchia piegate, chiudi gli occhi  e dirigi la tua attenzione alla massa corporea, la materia di cui sei fatta/o, la terra che è in te.

Ti rendi conto che pesa.

Tutto ciò che è pesante in te, va giù, esattamente come la terra.

Riconosci l’atteggiamento giusto per lasciare andare giù ciò che è pesante.

Dirigi poi la tua attenzione al  respiro e a tutto ciò che è leggero, l‘aria che è in te. Ti rendi conto che mentre ciò che è pesante pesa  ciò che è leggero sale, esattamente come l’aria.

Riconosci l’atteggiamento giusto per lasciare andare su ciò che è leggero.

Dirigi poi la tua attenzione alle tue sensazioni interiori e a tutto ciò che si muove dentro te, l’acqua che è in te scorre. Ti rendi conto che mentre ciò che è pesante pesa, ciò che è leggero sale, ciò che è vivo si muove esattamente come l’acqua.

Riconosci l’atteggiamento giusto per lasciare scorrere ciò che è fluido.

Dirigi poi l’attenzione all’osservatore che è in te, il fuoco dell’osservazione. Ti rendi conto dell’atteggiamento giusto per restare e osservare il pesante pesare, il leggero salire, il fluido scorrere.

Forse a questo punto la tua mente si chiederà: ma non può essere tutto così semplice. Tu allora rispondile di avere fiducia in ciò che sta sperimentando e  invitala ad avere il coraggio della semplicità e ricordale: ciò che è naturale è semplice.

Passaggio dallo zero

Passare dallo Zero significa rendersi conto che siamo già alla sorgente, lo siamo sempre stati. Non c’è luogo dove andare, meta da raggiungere, strategie da attuare.

Se vuoi comprendere il Passaggio dallo Zero puoi comportati come se fossi un assetato nel deserto che raggiunge la fonte. Alla fonte semplicemente bevi e scompari al resto del mondo. Tutto intorno rimane, la sabbia, il sole, i serpenti, la solitudine, la strada da percorrere ma tu scompari al mondo dal momento che hai sete e stai bevendo. Di fronte ad ogni problema, a ogni conflitto, a ogni dolore, puoi provare a scomparire. Non volere che i pensieri scompaiano, che il problema si risolva, non metterti nemmeno a meditare, semplicemente scompari al problema e bevi alla sorgente.

Il trascendimento creativo nel nuovo è fondamentalmente caratterizzato dalla disponibilità a scomparire a se stessi. Perché la forza creativa possa agire è necessario essere disposti a morire, mollare la presa, varcare la soglia dei confini che crediamo di avere.

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